Cascate delle Marmore

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ITINERARIO

Questo breve viaggio può essere tranquillamente fatto con due pernottamenti. L’itinerario che abbiamo seguito ci ha portati il primo giorno a Narni, borgo medioevale ricco di fascino e storia. Il pernottamento è stato a Terni città anch’essa di antichissime origini, meno affascinante di Narni ma comoda in quanto nel centro dei nostri punti di interesse. Il secondo giorno è dedicato alle Cascate delle Marmore averno così la possibilità di fare tutti i sentieri previsti e ammirare le cascate da più angolazioni. Il terzo giorno rientrando ci si può fermare al piccolo paese di Ferentillo, poche case arroccate ma con una chicca nella cripta della chiesa principale: un museo delle mummie davvero unico. decine di corpi mummificatisi in maniera naturale, un posto pieno di mistero e fascino.

Di seguito brevi accenni essenziali ai tre luoghi visitati ed in fondo le nostre personali esperienze ed un po’ di link per organizzare il viaggio.

UN PO’ DI NOTIZIE SU cascate delle marmore

La Cascata delle Marmore è una cascata a flusso controllato, tra le più alte d’Europa, potendo contare su un dislivello complessivo di 165 m, suddiviso in tre salti.
Essa si trova a circa 7,5 km di distanza da Terni, in Umbria, quasi alla fine della Valnerina, la lunga valle scavata dal fiume Nera (42°32′39″N 12°43′16″E).

Il nome deriva dai sali di calcio presenti sulle rocce che sono simili a marmo bianco.
Le acque della cascata sono sfruttate intensamente per la produzione di energia elettrica, nella centrale di Galleto. Questo fa si che la cascata vera e propria non sia continuamente funzionante, ma per la maggior parte del tempo si riduce alle dimensioni di un torrente. Il bacino del lago di Piediluco funge da serbatoio idrico per la centrale, costruita nel 1929, capace di produrre energia elettrica con una potenza di circa 530 MW. Per regolare il funzionamento della centrale e per permetterne la visione a tutti, in orari e periodi definiti, la cascata viene fatta funzionare alla massima portata: un segnale acustico avvisa dell’apertura delle paratoie di regolazione, e in pochi minuti la portata aumenta fino al valore massimo. Normalmente, la cascata funziona un paio di ore al giorno, con orari di funzionamento prolungati in occasione di giorni festivi. Si accede ai punti di osservazione migliori previo pagamento di un biglietto d’ingresso.

STORIA DELLE MARMORE

Il fiume Velino percorre gran parte dell’altopiano che circonda Rieti ma più a valle si trova naturalmente intralciato dalla presenza di massicci calcarei e dall’assenza di un adeguato letto dove scorrere; questa particolare configurazione geologica ha portato, nel corso delle ere, alla formazione, in quel tratto, di una palude stagnante nociva per la salubrità dei luoghi. Nel 271 a.C., il console romano Manio Curio Dentato ordina la costruzione di un canale (il Cavo Curiano) per far defluire le acque stagnanti in direzione del salto naturale di Marmore: da lì, l’acqua precipitava direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere.
Tuttavia, la soluzione di questo problema ne creava un altro: in concomitanza delle piene del Velino, l’enorme quantità d’acqua trasportata dal Nera minacciava direttamente il centro abitato di Terni. Questo fu motivo di contenzioso tra le due città, tanto che nel 54 a.C. si giunse a porre la questione direttamente al Senato Romano: Rieti era rappresentata da Cicerone, Terni da Aulo Pompeo. La causa si risolse con un nulla di fatto, e le cose rimasero così per i secoli successivi.
Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente ebbe fine la manutenzione del canale, il che portò a una diminuzione del deflusso delle acque e ad un progressivo impaludamento della piana reatina. Dopo varie peripezie, nel 1422 un nuovo canale venne costruito per ripristinare l’originaria portata del fiume (Cavo Reatino o Cavo Gregoriano, per via dell’intervento di Gregorio XII).
Papa Paolo III, nel 1545, diede mandato ad Antonio da Sangallo il Giovane di aprire un altro canale, la Cava Paolina, che però riuscì ad assolvere il proprio compito solo per 50 anni. Si pensò allora di ampliare la Cava Curiana e di costruire un ponte regolatore, una sorta di valvola che avrebbe permesso di regolare il deflusso delle acque. Quest’opera fu inaugurata nel 1598 da Papa Clemente VIII, che aveva affidato l’incarico progettuale a Giovanni Fontana, fratello di Domenico; ovviamente, il canale prese il nome di Cava Clementina.
Nei due secoli seguenti, l’opera creò non pochi problemi alla piana sottostante, ostacolando il corretto deflusso del Nera e provocando l’allagamento delle campagne circostanti. Per ordine di Papa Pio VI, nel 1787, l’architetto Andrea Vici operò direttamente sui balzi della cascata, dandole l’aspetto attuale e risolvendo finalmente la maggior parte dei problemi.
Nel XIX secolo le acque della cascata cominciarono a essere utilizzate per la loro forza motrice: nel 1896, le neonate Acciaierie di Terni alimentavano i loro meccanismi sfruttando 2 m³ d’acqua del Cavo Curiano. Negli anni successivi, la cascata cominciò a essere sfruttata intensamente per la produzione di energia idroelettrica.
Una vista panoramica della cascata si può ammirare dal borgo medievale di Torreorsina, unico paese della Valnerina che si affaccia direttamente su di essa. Fra il 1901 e il 1960 tale località era raggiungibile mediante la tranvia Terni-Ferentillo, un’infrastruttura nata per agevolare il trasporto delle merci e delle persone lungo la valle della Nera che risultò determinante ai tempi dell’industrializzazione della stessa.

Sulle origini della cascata c’è una leggenda: una ninfa di nome Nera si innamorò di un bel pastore: Velino. Ma Giunone, gelosa di questo amore, trasformò la ninfa in un fiume, che prese appunto il nome di Nera. Allora Velino, per non perdere la sua amata, si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore. Questo salto, destinato a ripetersi per l’eternità, si replica ora nella Cascata delle Marmore.

(fonte Wikipedia)

UN PO’ DI NOTIZIE SU NARNI

Narni fu un insediamento preromano con il nome di Nequinum, quindi nel 300 a.C. rientrò negli interessi di Roma, che la fece assediare con il console Quinto Appuleio Pansa ottenendo tuttavia risultati infruttuosi vista la sua impervia posizione. Ci volle oltre un anno per compiere l’impresa, avvenuta nel 299 a.C. grazie al tradimento di due persone locali che permisero ai Romani l’ingresso tra le mura. Divenne così colonia romana col nome latino di Narnia. Non si hanno molte notizie relative a quel periodo, si pensa però che la città potesse aver avuto un ruolo di una certa importanza durante il corso delle prime due Guerre Puniche. Lungo il fiume Nera, nei pressi della frazione diStifone, dove anticamente si trovava il porto della città romana, è stato infatti recentemente individuato il sito archeologico di quello che appare come un cantiere navale romano. Dell’antica navigabilità del fiume Nera si hanno peraltro notizie su Strabone e Tacito. Noto il passo in cui il console Gneo Calpurnio Pisone, nel 19, decise di imbarcarsi a Narni con la moglie Plancina al fine di raggiungere Roma senza destare sospetti. Divenne Municipium nel90 a.C.
Non si conosce con certezza quando la città di Narnia cambiò il suo nome in Narni, ma probabilmente questo avvenne gradualmente nel tempo a partire dal XIII secolo per poi divenire effettivo dopo la rivoluzione francese, anche se fino alla fine del XIX secolo si trovavano ancora nelle lapidi e negli scritti ufficiali iscrizioni con l’antico nome di Narnia.
Lo scrittore Walter Hooper, che fu tra l’altro segretario e biografo di C.S. Lewis, autore de Le cronache di Narnia, ha anche trattato diverse volte nei suoi libri le origini del nome “Narnia” come si nota ad esempio a pagina 306 del suo libro scritto a quattro mani con Roger Lancelyn Green: C.S. Lewis: A Biography, pubblicato nel 2002. Di seguito un estratto che riporta quanto detto da Lewis a Hooper:

 Quando Walter Hooper chiese a C.S. Lewis dove aveva trovato la parola Narnia, Lewis gli mostrò il suo atlante Murray’s Small Classical Atlas, ed. G.B. Grundy (1904), che aveva comprato quando stava leggendo i classici con il suo istitutore Kirkpatrick presso Great Bookham [1914-1917]. A pagina 8 di questo atlante c’è una mappa dell’Italia con le iscrizioni in lingua latina. Lewis aveva sottolineato il nome di una piccola città chiamata Narnia, semplicemente perché amava il suono di questa parola. Narnia – o “Narni” in italiano – si trova in Umbria, a metà strada tra Roma ed Assisi.

SIMBOLI

Una leggenda narnese vuole che, in epoca medievale, nel territorio tra Narni e Perugia ci fosse un Grifone, contro il quale le due città, tra loro in guerra, si erano coalizzate per abbatterlo, una volta ucciso come trofeo Perugia si tenne le ossa del Grifone (bianca) e Narni la pelle (rossa). Per questo il Grifone di Perugia è bianco e quello di Narni è rosso.

(fonte Wikipedia)

LA ROCCA

Quella di Narni è uno degli esempi ancora “in piedi” di quelle fortezze edificate o fatte ristrutturare dall’Albornoz nel nostro territorio.
La Rocca di Narni, per i caratteri e per la posizione è la classica fortezza militare di controllo e dominio della città: espressione genuina della politica di restaurazione papale operata così attivamente dall’Albornoz.
E’ errato accostare la Rocca alla potenza della città: al contrario ne segna il declino di autonomia, libertà e forza del libero comune, della «civitas». Con la Rocca non si volevano certo accrescer le opere di difesa comunali, essa è un elemento di quel «sistema» di fortezze che il papato, dopo Avignone, pone a presidio dello Stato.
In quel tempo (1371) si ha anche la «riforma» degli Statuti Comunali: si accentua il potere centrale, dal podestà si passa al Vicario.
I Narnesi ben compresero questi significati: la Rocca fu a lungo estranea alla loro vita, ignorata, spesso detestata. Dobbiamo arrivare al 1539 perché le chiavi della Rocca siano in mano ad un Narnese, Girolamo Arca: anch’egli funzionario del potere papalino. Il castello, a quota 322 s.l.m., domina la città e conclude a sud il sistema delle fortificazioni. Massiccia nelle fattezze la Rocca venne edificata sul luogo ove prima era un monastero di clarisse e prima ancora una torre.
Iniziano nel 1367 i lavori preparatori per la costruzione di una fortezza su Narni e sulla Via Flaminia. Nel 1371 si può già insediare il primo castellano: Pietro di Novico. Tra gli architetti che lavorarono al progetto si fanno i nomi di Ugolino di Montemarte e di Matteo Gattapone.
Nel 1378 sono ultimati i lavori: la fortezza è completa e imponente: sulla porta è l’unione di quattro stemmi, probabilmente sono quelli dei papi Gregorio XI e Urbano V e dei cardinali Angelico Grimonard e Filippo d’Alençon.
Nel 1405 si trova la prima citazione del Bastione (bastiglia, bastigia): una ulteriore fortificazione della quale oggi rimane la base di una cisterna incorporata ma che aveva certamente anche una torre di avvistamento: la Rocca ebbe bisogno di un elemento aggiuntivo di sicurezza. Bastione e Rocca erano in comunicazione attraverso una via diretta sotterranea.
Pur non essendo un castello di residenza ma più propriamente militare la Rocca ebbe ospiti Papi, Imperatori, Cardinali, dignitari… Finì per essere carcere. La fortezza è un quadrilatero con quattro torri agli angoli, chiamate: di San Bernardo (nord-est), San Filippo (sud-est), San Giacomo (sud-ovest) e (a nord-ovest) il “Mastio” più alto e possente che risulta dall’unione di due torri.
Anticamente circondata da fossato e da doppia cinta di mura ha all’interno un bel cortile con una cisterna in travertino e una cappella.
Assolta la sua funzione originaria la Rocca serve indubbiamente più tardi anche per difendere la città da noie esterne. Nel 1484 Sisto IV ordina un nuovo intervento di fortificazione ultimato da Innocenzo VIII. Il castello viene collegato con un avamposto costruito nel borgo delle Arvolte presso l’ospedale e costituito da 5 torrioni rotondi. Questo elemento era collegato direttamente per via sotterranea con la Rocca la quale si dice fosse pure unita, con lo stesso sistema, con la Piazza dei Priori.

PONTE D’AUGUSTO E PONTE CADORNA

Posto poco prima dell’ingresso del fiume Nera nelle strette gole tra lo sperone su cui sorge la città di Narni e il Monte Santa Croce, il PONTE D’AGUSTO è un’importante testimonianza dell’età aurea romana.
Il ponte fu costruito nel 27 a.C. in relazione agli interventi di risistemazione e potenziamento della via Flamina intrapresi dall’imperatore Augusto.
Un grave terremoto nell’847 danneggiò il ponte e, successivamente una grande alluvione, nel 1053, ne provocò la caduta, da quel momento nelle fonti è ricordato come ruptum o dirutus.
Del ponte, che doveva essere a tre o quattro arcate, si possono ammirare la prima arcata, forse la più grande, e i ruderi di due pilastri. Il ponte aveva una lunghezza di 160 m, mentre l’altezza dell’arcata rimasta in piedi è di 30 m.
Il rapporto tra le due dimensioni evidenzia  immediatamente un forte sviluppo verticale che genera l’effetto di grande imponenza che ancora oggi caratterizza le rovine. Il ponte è costruito con grandi blocchi di travertino squadrati e bugnati posti di testa e di taglio secondo le tecniche edilizie romane.
Il  Centro Geografico della Penisola cade esattamente su Narni e per la precisione su Ponte Cardona, un manufatto della Roma Imperiale che portava l’acqua potabile alla Città. L’ufficialità di tale dichiarazione è stata data dall’Istituto Geografico Militare di Firenze che ha stabilito le seguenti coordinate: Ponte Cardona è stato dichiarato Centro d’Italia dal Centro Geografico d’Italia.

Latitudine 42° 30’ 11″ Longitudine 12’34’24″

Ed è proprio questo il punto situato a uguale distanza da Nord a Sud, da Est a Ovest dell’Italia. L’Associazione Turistica Pro Narni, che ha compiuto le ricerche necessarie, ha anche provveduto alla installazione di un cippo nel punto mediano della Penisola. Uno speciale concorso premia chi lasci un proprio messaggio nello speciale contenitore: il primo premio consiste in un soggiorno gratuito durante la Corsa all’Anello che si svolge a Maggio.
Ma a parte l’aspetto “geografico” Ponte Cardona è parte integrante dell’antica Formina, antico acquedotto che servì di acqua potabile la città sino ai primi decenni del nostro secolo. Lasciando l’auto nei pressi del ristorante “Il Montagnone”, si prosegue il cammino a piedi fin dove inizia una salita. Qui sulla sinistra, dopo il fossetto, ci si immerge in un sentiero che, pur avvolto da una fitta vegetazione, lascia un respiro inaspettato.
Ci si accorge, poco dopo, di viaggiare su un antico manufatto, un acquedotto di età romana, le cui bocche di sfioro dell’acqua segnano con cadenze regolari la distanza, fatto costruire venti secoli fa dal prefetto delle acque M. C. Nerva.
Grandi querce e lecci accompagnano il cammino sino a quando, improvvisamente, la macchia si fa meno fitta. Seppure il fosso che costeggia la Formina raggiunge una profondità di quindici o venti metri, il percorso sembra miracolosamente proseguire nel vuoto. E’ qui Ponte Cardona in tutta la sua austera e solitaria possenza. E’ un ponte romano realizzato in opera quadrata con conci di travertino. La sua architettura si richiama a quella dell’età Augustea. E’ ad un solo arco a tutto sesto, leggermente rialzato. Si deve scendere nel letto del fosso per ammirarne tutta la sua bellezza: un’architettura vecchia di duemila anni emerge nel groviglio di una vegetazione spontanea e forte, a voler ricordare come l’uomo, quando vuole, possa accordarsi perfettamente con la natura. L’acquedotto della Formina è in parte stato scavato in galleria e parte costruito in muratura.
Segue un percorso tortuoso dovuto all’esigenza di mantenere la propria pendenza costante lungo un tracciato che parte da Sant’Urbano e raggiunge Narni dopo quindici chilometri.

(fonte Comune di Narni)

UN PO’ DI NOTIZIE SU FERENTILLO

Ferentillo è situato nella Valnerina, dove il fiume Nera discende attraverso la gola della “Valle Suppegna”. Nel 740 il re dei Longobardi, Liutprando, lasciata l’antica città di Ferento, giunse nella Valle del Nera. Colonizzò questi territori disabitati circondati da malsane paludi, fondando il nuovo paese che venne chiamato Ferentillo (dal latino “Ferentum illi” ovvero “quelli di Ferento”) in ricordo della patria abbandonata. Il paese è attraversato dal fiume Nera che lo divide in due nuclei: Precetto e Matterella caratterizzati da palazzetti gentilizi, artistiche chiese e vicoli a ventaglio.
L’imponente presenza delle due rocche che fin dal 1100 dominano il paese, e di quella di Umbriano serviva come baluardo per la difesa della vicina Abbazia di San Pietro in Valle edificata nel720 da Faroaldo II, Duca longobardo di Spoleto, che ampliò la chiesa fondata dagli eremiti Giovanni e Lazzaro nel 535. Le vicende di Ferentillo seguirono sempre quelle dell’Abbazia e ilfeudo abbaziale tentò di rendersi indipendente sia dal Ducato di Spoleto sia dal Capitolo Lateranense; il territorio divenne piccolo stato nel 1484 grazie a Papa Innocenzo VIII Cybo che nominò primo Signore il suo figlio naturale (legittimato) Franceschetto Cybo. Questi sposò Maddalena de’ Medici e nel 1515 suo figlio, Lorenzo Cybo, prese in moglie Ricciarda Malaspinaunendo così Ferentillo al marchesato, poi principato e ducato, di Massa e Carrara.
Grazie al mecenatismo di questa illustre famiglia Ferentillo acquistò importanza non solo dal punto di vista culturale ma anche socio-politico; infatti nel 1563 il principe Alberico Cybo Malaspina firmò gli Statuti garantendo l’indipendenza del territorio da ogni interferenza sia ecclesiastica che spoletina. Un principato libero e sovrano, con proprie leggi e proprio Statuto,“Status Ferentilli Serenissimi Ducis Massae Cybo”, che durò fino al 1730 quando Alderano Cybo lo vendette a Nicolò Benedetti di Spoleto, da cui passò in eredità ai Montevecchio di Fano. Ritornato alla Camera Apostolica, nel 1847 Papa Pio IX lo diede al principe di Montholon conferendogli il titolo di “Principe di Umbriano e di Precetto”. Ferentillo divenne Comune nel 1860 con l’Unità d’Italia.

MUSEO DELLE MUMMIE

Il Museo delle Mummie è un museo situato a Ferentillo (in provincia di Terni) che espone delle antiche mummie degli abitanti del paese.
Il museo venne creato alla fine del XIX secolo, quando scavi effettuati nella cripta della vecchia chiesa del paese portarono alla luce numerosi corpi mummificati, alcuni dei quali con gli abiti ben conservati. Oggi però l’aria umida entrante dalle finestre ne ha compromesso lo stato di conservazione, sia degli abiti che delle mummie stesse.
Il museo è visitabile solo in determinati giorni.
Nella sigla di apertura del film Nosferatu, principe della notte con Klaus Kinski viene mostrato uno scorcio del museo.

Si conosce la storia solo di alcune delle mummie esposte; le informazioni sono ricavate da racconti orali e ricerche negli archivi ecclesiastici.
Una particolare ricostruzione riguarda le mummie di due asiatici (riconoscibili dalla caratteristica fisionomia). Le leggende narrano di un ricco uomo e della sua sposa, probabilmente cinesi, in viaggio di nozze in Italia nel periodo in cui l’Europa era afflitta dalla piaga della Peste nera; dopo essersi ammalati, morirono a Ferentillo, dove furono sepolti nella chiesa del paese. La leggenda è supportata dalla presenza dei loro abiti, in buona condizione fino agli anni settanta. Il terreno della cripta è stata analizzato nel tentativo di ricavare dati certi per consolidare le ipotesi formulate sul perché i corpi si siano mummificati, ma la ragione certa non è stata individuata; seguirono però tentativi sul processo di mummificazione con corpi di animali, che rivelarono il rapido processo di mummificazione del terreno della cripta. sembra che a mummificare le mummie sia un batterio che disidrata i corpi.

(fonte Wikipedia)

SUGGERIMENTI SU NOSTRA DIRETTA ESPERIENZA

L’itinerario che abbiamo seguito è quello che ho sopra riportato. da aggiungere sicuramente c’è l’alloggio dove abbiamo pernottato con il ns. piccolo di poco più di un anno. Alternativa al solito albergo può essere il Residenze Bizzoni una struttura fatta di mini appartamenti dotati di tutto e con prima colazione inclusa. davvero un bel posto praticamente alle spalle del centro storico di Terni. Una volta a Narni approfittate per mangiare in uno dei tanti ristoranti presenti nel centro stirino, non ve ne pentirete… funghi, tartufi e affettati sono il loro forte. Purtroppo noi con il bimbo non siamo riusciti ma vale la pena fare visita alla Narni Sotterranea… 
Per godere pienamente delle Cascate delle Marmore dovete assolutamente fare i  sentieri presenti nei suoi paraggi. Trovate tutti i percorsi sul sito ufficiale delle Cascate, davvero ben fatto dove troverete decine di spunti per passare una fantastica giornata immersi nella natura… dimenticavo…. per i più coraggiosi da provare il rafting…. tutte le info rafting.
Per ultimo visto che siete li, provate a visitare Ferentillo. Il paese immerso nel verde è davvero piccolo ma il suo museo delle mummie presente nella cripta della chiesa è davvero unico al mondo.

 

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